Quando la tua vita non ti rappresenta più, fermati

Ci sono momenti in cui una frattura non arriva sotto forma di crollo. Non succede necessariamente qualcosa di eclatante, non perdi tutto, non mandi all’aria la tua vita.

Anzi, spesso da fuori sembra che tutto vada bene. Continui a fare ciò che hai sempre fatto, tra responsabilità, impegni, lavoro, relazioni, obiettivi. Reggi. Funzioni. Vai avanti.

Eppure, dentro, non è più come prima. Ti riconosci sempre meno nella vita in cui ti trovi.

Quello che un tempo aveva senso ti pesa. Quello che prima ti motivava non ti coinvolge più allo stesso modo. Quello che, da fuori, appare giusto, stabile o sensato non ti somiglia più davvero.

Per questo nascono confusione, dubbio e stanchezza. Una stanchezza particolare, che non dipende solo dalle cose da fare. È la stanchezza di chi continua a muoversi in una direzione che non sente più sua.

Quando sei una donna abituata a essere capace, responsabile e a trovare sempre una soluzione, tendi ad affrontare anche questo passaggio nello stesso modo in cui hai affrontato tutto il resto: cercando di capire e di organizzare.

Allora ti chiedi: Cosa dovrei fare?

E più cerchi una risposta e più ti allontani.

La frattura cresce, perché stai cercando di risolverla con il ragionamento.

Ci sono passaggi in cui la mente non basta. Non perché sia inutile, ma perché la mente non è fatta per scegliere la direzione. È fatta per gestire, controllare e performare. Ma non ti porta oltre.

Se per tanto tempo ti sei concentrata sul “fare”, su ciò che funziona ed è coerente con le aspettative, è naturale che tu abbia messo in secondo piano il sentire.

Il vero problema, allora, non è la mancanza di opzioni, ma la distanza che si è creata tra te e il tuo sentire.

È da questa distanza che nasce la sensazione di non sapere più cosa vuoi veramente. Nasce il dubbio, il senso di estraneità, di fatica. Nasce anche il tentativo – in cui non credi più neanche tu – di continuare a far funzionare una vita che non ti rappresenta più, solo perché “tutto sommato regge ancora”.

Per questo, il primo passo non è costringerti subito a una risposta. Non è decidere in fretta, solo per uscire dall’incertezza. Non è spingere di più, sperando che a un certo punto torni il senso.

Il primo passo è fermarti.

Fermarti non significa restare immobile o smettere di vivere. Significa interrompere, almeno per un momento, il riflesso automatico del cercare di capire o di risolvere tutto subito.

Fermarti significa creare spazio.

Spazio per ascoltare ciò che ti sta dicendo quella stanchezza.

Spazio per vedere che cosa, nella tua vita, stai continuando a portare avanti solo perché è giusto, sensato o coerente con un’immagine di te che però non ti rappresenta più.

Spazio per sentire ciò che hai coperto con il fare.

Per molte donne attive e sul pezzo, questo passaggio è scomodo. Sono abituate a gestire, a tenere tutto in piedi, a non fermarsi mai. Non a scegliere a partire da ciò che sentono davvero.

Quando hai dato valore soprattutto al fare, ma non al sentire, fermarti ti sembra improduttivo, inconcludente, qualcosa che va bene solo per le vacanze.

Fermarti ti mette davanti a un vuoto.

E quel vuoto, con la sua incertezza, sembra pericoloso. Per questo lo eviti.

Eppure, in quel vuoto, non c’è la voce della mente. Non c’è la voce di ciò che sarebbe più opportuno fare. C’è lo spazio in cui può emergere la tua voce.

Finché ti chiedi: “Cosa devo fare?” resti nella mente e nel conflitto.

Quando invece ti fermi e ti chiedi: “Cosa non è più vero per me?”, smetti di cercare una risposta perfetta o qualcosa costruito per rassicurarti subito. E ti apri a una direzione più tua.

Allora anche le scelte esterne si fanno più chiare.

Camilla Ripani
Life Coach & Soul Mentor

Accompagno donne che hanno costruito una vita che “funziona”, ma che non sentono più loro, a ritrovare la direzione.

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Non tutto ciò che sembra funzionare è giusto per te